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Il ventunesimo gatto!

21º
Nonno Salvo
La terza parte della mia terza vita
Il tragitto non è stato lungo. Per fortuna, perché mamma #Mary ha una guida un po’, ehm, dinamica e ogni buca è un sobbalzo e a ogni curva il latte fa capriole nel mio stomaco. Però la sua voce è di velluto e le sue parole scivolano sulle mie orecchie assai più morbide delle ruote sull’asfalto. Ha due bambini piccoli e un marito che l’aspettano a casa. Quindi ha tanto da fare, mi racconta, però trova il tempo di occuparsi si di tanti gatti e anche cani di strada come me. E’ una vera passione, dice lei, e io penso: una missione, se sono tutti catorci bavosi e zozzi come me! Ci vuole pazienza e fegato e sangue freddo per farsi carico di tanti trovatelli, che a volte sono teneri e bellini e giocherelloni, ma tante volte anche inselvatichiti, pulciosi, feriti nel corpo e nell’anima a causa della malvagità umana.

Ne ho viste tante.

mi dice, come se volesse rassicurarmi che io non sono proprio lo scarto degli scarti.
Arrivati a casa, prima ancora di precipitarsi a preparare la cena (sento quello che dev’essere il marito, che brontola sommessamente in lontananza), si preoccupa di farmi mangiare qualcosa di solido e mi apre due diverse scatolette, una profuma di carne e una di pesce. Figuriamoci se sono nelle condizioni di fare il difficile, le spazzolo via tutte e due in pochi secondi, sono una delizia per il mio palato. Mamma Mary prova ad aprirmi la bocca per dare un’occhiata alla dentatura, e scuote la testa:

Mi sa che le crocchette non fanno al caso tuo, nonnino, con quattro denti in tutto è difficile che riesci a mangiarle.

Io le lancio uno sguardo possibilista e lei mi sottopone una scodellina piena di palline che profumano di pollo arrosto. Beh, vale la pena di tentare. E certo, si possono anche ingollare senza masticare, dai qui che va bene tutto, basta che sia commestibile. Traggo un gran sospiro di sollievo, e lei pure: ha capito che non sono un gatto difficile, almeno per quanto mi riguarda.

Adesso mettiti a dormire in questo cestino, domani andiamo dalla veterinaria a vedere di quali cure hai bisogno.

Da quel momento non ricordo più niente, fino al giorno dopo, devo essere caduto in un sonno profondo, Troppe emozioni, troppe novità, troppo cibo buono buono.
L'indomani mattina di buonora (non fa ancora del tutto giorno) veniamo caricati tutti in macchina, io nella gabbietta (ho imparato in seguito che si dice trasportino) i bambini nei loro seggiolini e il marito con la cintura di sicurezza. Ognuno ha una sua destinazione e viene scaricato per ordine. Asilo, Scuola. Ufficio. Ambulatorio. Ovviamente sono l’ultimo, perché devo essere accompagnato a visita. La dottoressa non deve essere entusiasta della mie condizioni, perché mi rivolta da tutte le parti, mi guarda in bocca, nel naso, nelle orecchie, mi infila perfino una cosa nel sottocoda, mi rasa una zampa e me la pizzica e fa uscire sangue in un tubetto e ciò facendo emette ripetuti “Hm” che somigliano a dei grugniti e forse vogliono esprimere perplessità.

L’occhio destro è colliquato, il sinistro è flogosato e ha la pupilla dilatata fissa, lo scolo dal naso è purulento, le orecchie sono piene di acari, la bocca è edentula, il test ha dato esito positivo.

All’epoca il linguaggio dei dottori non mi era ancora familiare, ma dal tono della dottoressa e dal

Mannaggia!

che è sfuggito a mamma Mary e dalla sfilza di cure che dalla dottoressa mi vengono prescritte, non è difficile intuire che devo essere combinato piuttosto maluccio. Però non mi perdo d’animo: se mi danno tutte quelle medicine, una speranza di rimettermi in sesto ce l’avranno, no? Ah, e poi in quella occasione hanno ufficializzato la mia esistenza:
hanno scritto in un libretto che mi chiamo Nonno Salvo e che sono nato presumibilmente nel 2009.
Un punto fermo per una nuova vita.

E così, tornati a casa, comincio a prendere senza opporre resistenza tutte le pillole che Mary mi ficca in gola. E mangio, mangio. Passo le giornate fra scodelle di cibo prelibato, passeggiate nel giardinetto recintato dove Mary mi accompagna sempre vigile, fugaci incontri con cani e gatti di casa e soprattutto lunghe dormite nel mio cestino, In capo a quindici giorni, gli occhi non sono migliorati un gran che, ma mi sono rimesso in carne, la pelliccia si è fatta più liscia e smoccolo molto meno. Mi sento un’altra persona. Ed è ora di tornare dalla veterinaria per un’altra incombenza, che finora mi è stata taciuta.
Mi riservo di dibattere in altra sede su quello che ho dovuto subire, ma in quel momento non ero nelle condizioni di oppormi, e ho dovuto giocoforza dare il mio consenso a farmi privare dei gioielli di famiglia. Del resto non mi interessava molto riprendere le mie abitudini da conquistatore errante quale ero stato nella mia seconda vita. Ora le mie priorità erano altre: salute, scodella, cuccia.
I giorni passavano e io stavo sempre meglio e mi ambientavo benissimo in quella casa piena degli allegri strilli dei bambini, del miagolio dei gatti che andavano e venivano, dell’abbaiare dei cagnolini giocherelloni. E soprattutto mamma Mary mi accarezzava sempre con i suoi gesti morbidi e mi diceva paroline affettuose. Però un giorno ho appreso che questa non poteva essere la mia vita definitiva. Mary mi ha spiegato:

Vedi, io ti voglio tanto bene, ma tu non puoi restare sempre qui con me, perché io devo aiutare tanti altri gatti abbandonati per strada, e se tu sei qui occupi il posto di un altro micio bisognoso. Mi dispiace tanto, ma ora dobbiamo trovare una casa definitiva per te.

Mi è calato il mondo addosso. Come? Un altro cambiamento? Proprio ora che cominciavo a sentirmi veramente a casa? Quello che non potevo sapere è che in realtà Mary stava già da tempo cercando una mamma definitiva per me, ma che non riusciva a trovarne una! Credo che non me l’abbia detto per non offendermi, ma ho scoperto in seguito che aveva scritto un annuncio che diceva all’incirca:

AAA Cercasi adozione. Nonno Salvo, vecchio, sdentato, cieco, fiv-positivo. Qui ci vorrebbe un miracolo!


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